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Opus iustitiae pax - nihil humani a me alienum puto
30 ottobre 2008
Giovani e Sinodo dei Vescovi

Due giovani trasformano e sono trasformati dal Sinodo
Parlano gli uditori Silvia Sanchini (25 anni) e Daniele Boscaro (28)

Sono i due più giovani partecipanti al Sinodo dei Vescovi e confessano di essere stati trasformati da questa assemblea. Non sanno di averla trasformata anche loro.
Sono Silvia Sanchini, presidente nazionale femminile della Federazione Universitaria Cattolica Italiana, di 25 anni ("scrive 25 e non 27, come ha fatto un giornale in Spagna", specifica), e Daniele Boscaro, capoclan dell'Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani di Padova, 28enne.
Benedetto XVI li ha nominati uditori nella XII assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, celebrata dal 5 al 26 ottobre su "La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa".
Silvia, capelli neri e sorriso spontaneo, ha confessato a ZENIT che non si aspettava questa nomina da parte del Papa. "Una ragazza così giovane!", e "anche perché la FUCI non è stata mai invitata. È una novità, una bella novità".
Compiendo un bilancio di queste tre settimane, in cui ha partecipato alle congregazioni generali e ai gruppi di lavoro linguistici (Circoli minori), spiega: "Per me è stato molto importante avere un quadro della Chiesa universale perché ci arricchisce, qui in Italia".
Quando si vedono i problemi di altre persone si valorizza la propria realtà, confessa. "Il problema di molti fedeli del mondo di non poter leggere la Bibbia a noi sembra un problema che non esiste. Noi abbiamo gli strumenti ma non ne approfittiamo".
Anche Daniele è molto contento della sua partecipazione al Sinodo. Nelle pause per il caffè, il Papa ha potuto salutare i partecipanti. Il capo scout ricorda: "Il Papa mi ha dato più tempo che ai Vescovi. Mi ha presentato il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che era all'interno dello scoutismo e ci ha detto: 'Grazie per quello che fate voi scout'".
"Cosa fa un capo scout in un Sinodo?", chiediamo. "Come educatori, come laici impegnati ci interessa l'amore della Parola", ha risposto.
In Italia, gli scout organizzano da 50 anni campi sulla Parola di Dio per educatori "perché diventino annunciatori della Parola viva, non della lettera morta", ha spiegato.
Sia Silvia che Daniele sono stati portavoce dei giovani al Sinodo e a loro hanno dedicato il proprio intervento in assemblea.
Silvia ha chiesto ai Padri sinodali "proposte serie e qualificate per favorire l'incontro dei giovani con la Parola".
In particolare, ha proposto loro di promuovere la "Lectio divina" (la lettura orante della Scrittura), come strumento per la preghiera personale e comunitaria, così come "giornate e settimane di studi biblici rivolte ai giovani, preferibilmente in collaborazione con le comunità monastiche".
Nel suo intervento, Daniele ha chiesto che il Sinodo della Parola serva per risvegliare i laici, il "gigante dormiente" della Chiesa.
Il Cardinale Óscar Rodríguez Maradiaga, Arcivescovo di Tegucigalpa, compiendo con ZENIT un bilancio di questo Sinodo ha riconosciuto che gli interventi di Silvia e Daniele hanno aiutato i Padri sinodali a riflettere.
In particolare, ha constatato, si è riflettuto nei gruppi di lavoro e nei corridoi su come promuovere gruppi di "Lectio divina" soprattutto tra gli universitari, come ha proposto Silvia.

di Jesús Colina
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 28 ottobre 2008 (ZENIT.org)



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SOCIETA'
30 ottobre 2008
Spigolature sulla riforma Gelmini

Il maestro unico alle elementari, il ritorno dei voti in pagella, la valutazione della condotta nel giudizio finale sullo studente, l'aumento della durata dei libri di testo.

Sono questi i punti salienti del decreto Gelmini, approvato ieri in via definitiva dal Senato, testo contestato duramente dagli studenti in questi giorni. Dopo essere stato presentato a fine agosto al consiglio dei ministri, il decreto ha avuto già il via libera dalla Camera a metà ottobre.

- MAESTRO UNICO: alle elementari, già dal prossimo anno scolastico, gradualmente (si comincia con le prime classi), ci sarà un solo docente. Il maestro unico sarà però affiancato dagli insegnanti di religione e di inglese. Per le ore di insegnamento aggiuntive rispetto all'orario d'obbligo di insegnamento, è previsto che si possa attingere, per l'anno 2009, dai bilanci dei singoli istituti scolastici.

 - VOTO CONDOTTA: si introduce la valutazione della condotta ai fini del giudizio finale sullo studente.

- VOTI IN PAGELLA: Tornano i voti in decimi nelle elementari (dove però saranno accompagnati dai giudizi) e nelle medie. Torna il voto in decimi anche per l'esame di terza media (archiviando i giudizi - sufficiente, buono, distinto, ottimo - con i quali finora si concludeva il percorso di studi).

 - LIBRI DI TESTO: i testi scolastici dovranno durare almeno cinque anni (salvo che per la pubblicazione di eventuali appendici di aggiornamento) evitando così continue riedizioni spesso inutili (soprattutto per alcune materie) e certamente onerose per le famiglie.

 - SI INSEGNA LA COSTITUZIONE: Il decreto prevede la sperimentazione dell'insegnamento di educazione civica ("Cittadinanza e Costituzione").

 - DOCENTI SISS: è stata introdotta una norma che salvaguarda le aspettative di alcune categorie di docenti, come, ad esempio, gli abilitati Siss (Scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario) del nono ciclo, attualmente esclusi dalle graduatorie a esaurimento.

- EDILIZIA SCOLASTICA: vengono destinate risorse (una cifra che dovrebbe aggirarsi intorno ai 20 milioni di euro) all'edilizia scolastica.

A ben ripercorrere i punti salienti di questa "famigerata" riforma proprio non mi pare che ci sia nel merito troppo di cui lamentarsi, anzi.. Di sicuro il metodo con cui ci si è arrivati ha guardato più all'efficienza che alla possibilità di discussione.. del resto come discutere con chi sobilla gli studenti (con manifestazioni "apolitiche", dicitura che in Italia equivale da sempre a "di sinistra") e fa di tutta l'erba un fascio?

Esprimo un parere, partendo da ciò che è più facile: inaccettabili le proteste per le scuole superiori, dove anzi i nuovi provvedimenti non potranno che migliorare la qualità di un'istruzione andata in calando..altro che occupazioni.. studiassero di più!

Alle elementari il discorso è diverso, indubbiamente preoccupa il fatto che possano diminuire le ora di insegnamento, ma se il governo da ampie (a volte troppo) rassicurazioni, per ora gli voglio credere, vedendo cosa cambierà effettivamente.

Non condivido l'identificazione -strumentale alla protesta,temo- tra il discorso sulle fondazioni e la "privatizzazione" dell'università; penso si tratti solo di uno strumento in più di cui servirsi per migliorare la qualità del nostro sistema universitario (colpito duramente da Luigi Berlinguer quando fu ministro e mai ripresosi..). A ben leggere il Senato resta l'organo deliberante per eccellenza, i fondi pubblici non vengono meno e una fondazione è vincolata al fine per cui è istituita, non soggetta all'arbitrio del primo ricco venuto. Non vedo problemi in questo senso, anzi..

I tagli indubbiamente sono dolorosi, vere e proprie amputazioni, ma anche questa è storia vecchia..da che ho memoria (magari semplifico..ma non troppo, temo) non c'è stata finanziaria che non abbia tagliato fondi alla scuola e alla ricerca. Il che è e resta un male assoluto.. tuttavia è questa la congiuntura economica giusta per invertire la tendenza? non c'è un Paese da rilanciare? il problema esiste ed è serio, ma, purtroppo, forse non è il primo della lista.

Poi si potrebbe andare avanti con la riforma e spero ciò avvenga. Chiusura di corsi di laurea fittizi (cioè con pochissimi iscritti e nessun contatto col mondo del lavoro), moltiplicatisi a dismisura negli ultimi anni, chiusura di università periferiche o troppo piccole per poter offrire una adeguata preparazione accademica (e bisognose per mantenersi di incentivare con la facilità l'arrivo di nuovi studenti)(oltre tutto strumenti come biblioteche e laboratori seri non si creano dall'oggi al domani come niente fosse, e nemmeno un corpo docente che sia reale espressione di una scuola di pensiero),potenziamento delle università più solide, con la creazione, magari, di campus che consentano di sottrarre gli studenti allo strozzinaggio degli affitti in nero (sarebbe un bell'ambito per la lotta all'evasione..), premi anche economici al merito accademico, l'unico criterio che dovrebbe valere, riqualificazione culturale di professioni che non comportino l'Università (il che darebbe nuovi posti di lavoro a persone che non sono dotate per lo studio e vengono prese in giro da chi dice loro che solo l'università è una via dignitosa. La sinistra italiana, da sempre classista, da decenni inocula il virus culturale che l'università è per tutti..falso..l'università è per chi ha doti e passione per lo studio, così come l'esser falegname è per chi ha mani abili e creatività. La diversità di doti è da sempre una ricchezza..ma chi lo spiega alla sinistra??)






permalink | inviato da erehwon il 30/10/2008 alle 7:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
25 settembre 2008
Ragionando sulla vita
La prolusione del Cardinale Angelo Bagnasco al Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana (Cei) è stata letta da qualcuno come un'apertura all'ammissibilità di una legge sul testamento biologico.

Abbiamo chiesto al prof. Alberto Gambino, Ordinario di Diritto privato all'Università Europea di Roma, di commentare la percorribilità giuridica delle riflessioni del Presidente della Cei su questo punto.

Quali sono, secondo lei, in chiave giuridica, i richiami più rilevanti della prolusione a proposito di una legge sul fine vita?

Prof. Alberto Gambino: Riscontro su questo tema quattro indicazioni principali. Prima: riconoscimento legale a "dichiarazioni inequivocabili, rese in forma certa ed esplicita". Seconda: garanzie di presa in carico del malato e di rapporto fiduciario con il medico. Terza: inefficacia di dichiarazioni che si riferiscano a trattamenti di sostegno vitale (come alimentazione e idratazione). Quarta: finalità di evitare, da un lato, inutili forme di accanimento terapeutico e, dall'altro, forme di eutanasia mascherata e di abbandono terapeutico.

La prima indicazione, sull'ammissibilità di "dichiarazioni inequivocabili" è stata da taluni interpretata come apertura al testamento biologico?

Prof. Alberto Gambino: E' un'interpretazione forzata. Come è noto il testamento biologico è un documento nel quale una persona in piena capacità esprime il suo assenso o dissenso circa trattamenti che potrebbe subire nell'eventualità del verificarsi di un evento traumatico con perdita di coscienza. Tale strumento è del tutto in contraddizione con tutte e quattro le indicazioni prima riportate. Si tratta infatti di dichiarazioni strutturalmente "equivocabili" in quanto riferibili ad un evento non ancora avvenuto, e dunque senza alcuna certezza che le stesse dichiarazioni si riproporrebbero identiche nell'attualità del verificarsi del trauma e delle relative informazioni sulle terapie da attivare, che, peraltro, mutano nel tempo.

Inoltre il testamento biologico può, tecnicamente, contenere indicazioni relative a forme di abbandono terapeutico. Come ho avuto modo di sottolineare, utilizzare l'espressione "testamento" equivale a dire che - come avviene per il patrimonio nell'eredità - si può liberamente disporre del bene oggetto della dichiarazione. Ciò va nella direzione opposta al principio che della vita umana, secondo il diritto, non se ne può disporre come se fosse una cosa. E va decisamente contro il contenuto delle riflessioni del cardinale Bagnasco su questo punto.

Questi richiami possono leggersi piuttosto come un'apertura alle cosiddette Dichiarazioni Anticipate di Trattamento?

Prof. Alberto Gambino: Attenzione, non trovo nella prolusione alcun riferimento all'espressione "anticipate". Il Presidente della Cei parla di "dichiarazioni inequivocabili, rese in forma certa ed esplicita", non invece di "dichiarazioni anticipate". Qui si annida l'errore in cui molti commentatori sono incorsi. Il problema giuridico dell'ammissibilità o meno di tali dichiarazioni è tutto qui: quanto possono essere retrodatate rispetto al trattamento? E' pacifico che il paziente, una volta informato sull'intervento, sui rischi e le conseguenze, possa rifiutarlo (si tratta di una libertà costituzionale, che non implica che la decisione sia anche moralmente accettabile). Con l'eccezione della decisione minoritaria e solitaria del caso Englaro, l'orientamento della giurisprudenza di legittimità è chiaro: il dissenso ad un trattamento sanitario (e non di sostegno vitale) è ammissibile nella misura in cui il paziente sia in grado di effettuare un "giudizio" informato in ordine alla propria situazione sanitaria. Non lo è invece in assenza della doverosa, completa, analitica informazione sul trattamento stesso. Dunque, ove il paziente, in stato di incoscienza, non sia in condizioni di manifestarlo pienamente, un dissenso 'ex ante', espresso ancor prima del verificarsi della patologia, è inefficace, in quanto privo di qualsiasi informazione medico terapeutica che non può che ricollegarsi alla vicenda concreta.

Può fare degli esempi, per chiarire meglio?

Prof. Alberto Gambino: Significa che mentre nelle patologie a lenta evoluzione, una dichiarazione di trattamento potrebbe essere ammissibile nell'attualità delle prime fasi della malattia, risulta, invece, giuridicamente inaccettabile che, nella diversa situazione di un evento traumatico imprevedibile, la dichiarazione sia retrodatata ad un momento antecedente al verificarsi del trauma improvviso. Se così fosse, posta l'impossibilità di affermare che quella valutazione sia ancora attuale davanti al concreto accadimento e alle relative specifiche indicazioni terapeutiche, si finirebbe per ribaltare il principio secondo il quale nelle situazioni di incertezza non può che prevalere la scelta collegata al diritto di rango costituzionale più importante, che è il diritto alla vita.

Le "dichiarazioni" possono comunque essere utili per "interpretare" casi di accanimento terapeutico?

Prof. Alberto Gambino: E' il medico a sapere in scienza e coscienza se ci si trova davanti a situazioni di accanimento terapeutico, ma le dichiarazioni del paziente possono rafforzare il dialogo e chiarire un diverso grado di sopportabilità di una terapia.




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SCIENZA
24 settembre 2008
Ricordiamo le cellule staminali adulte?
l mondo delle cellule staminali si è riunito allo stesso tavolo, lunedì e martedì scorsi a Madison, la capitale del Wisconsin, per il 2008 World StemCell Summit, l'appuntamento annuale di maggior rilievo in America per il settore. Con gli occhi puntati su un solo, epocale evento: la scoperta di Yamanaka e Thomson, alla fine dello scorso anno, sulla possibilità di trasformare cellule della pelle in cellule in tutto simili a quelle embrionali, e cioè in grado di rigenerare i tessuti nei quali sono impiantate...
Molte società d'investimento specializzate in biotecnologie saranno infatti in Wisconsin proprio per capire come meglio allocare le loro risorse. È il caso di Stephen Dunn della Dawson James Securities, che negli ultimi mesi ha pubblicato numerose analisi di mercato che consigliano agli operatori del settore di scommettere sulle cellule staminali adulte, a suo dire «un investimento molto migliore dal punto di vista di Wall Street di quelle nelle cellule embrionali». Dunn al World StemCell Summit arriverà con una domanda precisa: quanto ci vorrà per vedere applicazioni concrete e diffuse delle scoperte di Yamanaka e Thomson? «La ricerca in questo campo sta muovendosi talmente alla svelta che fra 10 anni ci dimenticheremo che la ricerca sulle cellule embrionali sia persino esistita - spiega - e se il governo federale non lo capirà e non investirà pesantemente in questo settore, lo farà Wall Street. L'importante è che la Food and Drug Administration si muova velocemente ad approvare queste nuove applicazioni».

http://www.worldstemcellsummit.com/
http://www.worldstemcellsummit.com/vir_exhibits/thrive/ve_thrive.html
http://www.stemcellresources.org/index.html




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